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Cantate di legionari

Versi: Auro D'Alba Musica: Francesco Pellegrino
canzone marcia
Ce ne fregammo un dì della galera,
ce ne fregammo della brutta morte
per preparare questa gente forte
che se ne frega adesso di morir.
Il mondo sa che la Camicia Nera
s’indossa per combattere e patir.

Duce! Per il Duce e per l’Impero
eja, eja, alalà! Alalà! Alalà!

I morti che lasciammo a Passo Uarieu
sono i pilastri del romano impero.
Gronda di sangue il gagliardetto nero
che contro l’amba il barbaro inchiodò.
Sui morti che lasciammo a Passo Uarieu
la croce di Giuliani sfolgorò.

“Ma la mitragliatrice non la lascio!”
gridò ferito il legionario al Passo.
Colava sangue sul conteso sasso
il costato che a Cristo somigliò.
“Ma la mitragliatrice non la lascio!”.
E l’arma bella a un tratto lo lasciò.

È allegro avere tutto il mondo addosso,
sentirsi in petto questo orgoglio atroce.
Siamo i più lesti a trasformarci in croce
noi, bersaglieri della nuova età.
È bello avere tutto il mondo addosso
finché giustizia il Duce non farà.

In testa è il “Primo Gruppo d’Eritrea”,
“Ventotto Ottobre”, poi “Ventitré Marzo”.
“Primo Febbraio” è un cuore solo e un balzo
in marcia dal Mareb allo Scirè.
In testa è il “Primo Gruppo d’Eritrea”:
ognuno contro venti nel Tembien.

Ci sta nei ranghi l’anima di Berta
e ci comanda un Principe Savoia,
implacabili a morte, mondo boia,
qualcuno prima o poi l’ha da scontar.
Ci sta nei ranghi l’anima di Berta:
la sventolammo sull’Amba Aradam.

Fummo noi della “Tre Gennaio” i primi
a dare il colpo all’Amba tormentata.
Ad Amba Alagi ce l’abbiam piantata
noi “Sesto Gruppo” l’asta per metà.
Fummo noi della “Tre Gennaio” i primi
a dare il colpo a Ras Mulughietà.

Aspettiamo il nemico per freddarlo
col ferro noi “Ventuno Aprile”: noi
se abbiamo il volto duro degli eroi
siam gli squadristi di Selaclacà.
Aspettiamo il nemico per freddarlo
alla romana: ferro e volontà.

Anche stroncati eccoci in marcia, pronti
a misurarci con qualunque pelle
noi della “Sesta”. Che brusio di stelle
a Mogadiscio quando si sbarcò!
Ma le ferite sono le più belle
che l’Italia del Duce ci donò.

L’abbiamo alfine la nostra ferita
anche noi: vi guardiamo bene in faccia
veterani del Carso, e andremo a caccia
insieme, a caccia grossa nel Setit.
Ci siam buscata la nostra ferita
anche noi fra i tucul ed i ghebì.

Veniamo dal vallone della morte,
forestali d’inferno allo sbaraglio,
un colpo di moschetto uno di taglio,
ad ogni colpo un ceffo nero viene giù.
Veniamo dal vallone della morte:
ci abbiamo ragionato a tu per tu.

Nomi belli d’amanti han le conquiste
del volontario: Amba Aradam – Scirè.
Quante sciarpe di seta abbiamo viste
su Amba Alagi Uorcamba Tzellerè!
Nomi belli d’amanti han le conquiste
del legionario: Amba Aradam – Scirè.

De Bono salda un conto, uno Graziani:
col barbaro faremo la “burgutta”.
O Marescialli, la vogliamo tutta
questa terra di schiavi liberar!
Una botta Badoglio, una Graziani.
Starace pianta l’asta su Gondar.

Riappare sotto il cielo di Galliano
il teschio bianco della “Disperata”:
fra Ciano ed i Mussolini che pestata
di negri, che pasticcio di tribù!
Riarde sotto il cielo di Toselli
la fiamma o Duce che accendesti tu.

I conti vecchi son belli e saldati
ma la partita non è chiusa ancora.
Quella che sorgerà è la nostra aurora,
quella ch’è sorta non ci piace più.
I conti vecchi son belli e saldati:
ci manca qualche Ras Nasibù.

Povero Nasibù, tutto vestito
a festa col suo tragico Pascià!
Tu ci mancavi ed eccoti servito…
Oh, le batoste sulla via di Harrar!
Povero Nasibù, tutto vestito
a festa col suo tragico Pascià!

Duce che hai al popolo l’Impero
noi col lavoro lo feconderemo,
col vecchio mondo diventato scemo
ci sono sempre conti da saldar.
Duce che hai dato al popolo l’Impero,
siamo pronti per te a ricominciar.

Commenti dei visitatori:

1 enzo , treviso • 2017-01-31 22:47:29

Formidabile!!!!!

2 , • 2017-05-04 18:35:13

Avevi bevuto di tutto.

3 Carlo , Roma • 2017-10-24 22:56:17

Peccato che questa canzone non è scaricabile

4 pino bucceri , ancona • 2017-10-26 04:33:45

non la credevo così lunga

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